Tracce d'inchiostro.
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“Poi le chiavi girarono. Entrai nel mio appartamento gentilmente concesso dal Dipartimento di salute mentale. Era già quasi un anno che vivevo qui, ormai otto mesi passati. Ero a metà della mia vita, avevo trent’anni quasi compiuti, senza una donna che mostrasse interesse verso il sottoscritto, pochi soldi sul conto in banca, alcuni amici con cui ormai avevo poco a che spartire e, un’ auto vecchia di sedici anni, ridotta male. Un quadro poco confortante.”

Così si presenta Andrea, Il protagonista della nostra storia. Cacciato di casa dopo l’ennesimo diverbio troppo acceso con il padre, additato come violento e fuori di testa, costretto a vivere in residenze per senzatetto, e infine mantenuto dal servizio sanitario in quanto paziente psichiatrico.

“Da ragazzino mi chiusi in casa per diverso tempo, fino ad arrivare a ignorare gli impegni scolastici e le interazioni sociali. Questo isolamento prolungato e dovuto ad atti di bullismo, mi procurò dei gravi danni psicologici che in futuro sarebbero tornati a bussare alla mia porta, sotto forma d’insicurezze varie e di un carattere che si maschera per ciò che non è “.

Andrea è un ragazzo malinconico, depresso, a cui pesa enormemente l’essere rinnegato dai propri genitori. Il suo più grande rammarico é non riuscire a relazionarsi in modo adeguato con l’universo femminile. La terapia farmacologica getta un’ombra pesante sulla sua libido. Un’ombra che Andrea non accetta: non vuole rinunciare agli stimoli di carattere affettivo ed erotico insiti nella natura umana. Carolina, una ragazza molto singolare, s’insinuera’ nella sua vita creandogli non pochi problemi, e minando ulteriormente la sua stabilità.

“Maturai la convinzione che i rapporti umani sono caratterizzati dalla loro mobilità, che nessuno ti starà mai vicino, per sempre. Tutti, al minimo accenno di un qualsivoglia problema, ti lasceranno andare o muteranno il sentimento che provano per te.”

Andrea ne passa tante, al limite del rocambolesco, e durante le sue peripezie, mortificazioni, vessazioni, e rivalse, ci illustra, senza indorarci troppo la pillola, il vissuto dei pazienti affetti da queste patologie e le realtà delle case di cura.

“Se quello che ho passato si può chiamare vita, io non lo so. A volte mi viene da pensare che se fossi saltato su di una mina antiuomo, forse avrei sofferto di meno.”

Il nostro Andrea si fa conoscere senza filtri, durante lo scorrere delle pagine. Non ci nasconde nulla: non ci risparmia le sue sessioni di autoerotismo, le sue inclinazioni per la pornografia, l’astio (giustificato, a mio avviso) verso i suoi genitori, o il non disdegno per le droghe leggere. Andrea è vero, e come tale, non teme il giudizio dei lettori, nonostante i suoi problemi di autostima, e il considerarsi forse, come merce avariata. La scrittura è semplice, schietta, al limite del parlato, ma con carattere. Non c’è superficialità nel trattare temi importanti, come gli abusi inflitti ai malati per esempio, ma un punto di vista a volte cinico, ma reale. Spesso la vita si accanisce. E il più delle volte ne sono vittime le persone più sensibili, o chi ha già dei trascorsi difficili alle spalle. Andrea fa un bilancio della sua vita, e vuole un riscatto. Che questo romanzo sia in parte autobiografico é in un certo modo palese: è indubbio il sentimento che trapela da queste pagine. A me è piaciuto molto. Mettersi a nudo non è facile. Questo libro è una lunga chiacchierata al bar, davanti ad un (o due, tre..) bicchiere di buon vino, con un caro amico.

Recensione a cura di Rita Calistri.

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