Bostonian Library.
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Considerazioni:
Oggi vorrei presentarvi una storia un po' particolare che mi ha attirato soprattutto per il suo ispirarsi a quanto era lo spirito di Charles Bukowski e di Welsh.
 

Ed infatti sin da subito ho respirato l'aria di provocazione, di cercare lo stupore, di trovare il modo di arrivare in modo diretto, anche scandalizzando, al lettore, che si trova a leggere una storia che sin da subito al suo centro un uomo con un'ossessione molto presente, ovvero il sesso.

 

Andrea, il protagonista di questa storia, è un ragazzo timido - o perlomeno così ci viene introdotto - riservato e ripiegato su se stesso, talmente introverso da essere perfino affetto da balbuzia. Andrea ha inoltre pochissimi amici e forse a causa del suo passato di maltrattamenti in famiglia si trova a non voler parlare o vivere l'affetto in modo normale, o quanto meno naturale e disinvolto. Proprio per queste ragioni vediamo Andrea vivere il sentimento, il contatto fisico, la passione e il sesso in modo assoluto, totalizzante, come un'ossessione da consumare fino a consumarsi e bruciare con essa, fino a scomparire nella passione stessa e dimenticare chi è da dove viene.

 

Ferrari usa un linguaggio tagliente, crudo, diretto, privo di ogni sorta di orpelli che possano mascherare un'intenzione diversa. Quello che l'autore dice è quello che vuole intendere, è davvero difficile leggere fraintendimento o doppi sensi in questo stile, difficile molto spesso da portare avanti proprio per il linguaggio, se non si è affini allo stile.

 

Ferrari taglia con le parole, squarta quella rabbia da cui si sente avvolto, dall'incapacità di essere, di divenire, dall'impossibilità di essere diverso per il passato che ha dovuto affrontare e che non si sente capace di sopportare fino in fondo per motivi che non intende approfondire, ma solo allontanare obnubilandosi la mente con quanto è più vicino all'esplodere, ovvero con il sesso irruento, vuoto e puramente fisico.

 

Ovviamente nel procedere del romanzo alcune cose andranno, volenti o nolenti, affrontate. Molte cose Ferrari non le spiega (come ad esempio del perchè e del per come dei suoi maltrattamenti passati) volutamente,  altre invece vengono a galla e ci vengono introdotti in un'atmosfera comunque non ben definita, come se Andrea dovesse comunque rimanere "misterioso" ai nostri occhi. Ma d'altronde ce lo aveva anticipato nella frase scelta per introdurre il romanzo:

"In ogni cosa c’è un lato inesplorato,
    perché siamo abituati a servirci degli occhi
    soltanto con il ricordo di ciò
    che è stato pensato prima di noi
    su quello che ora guardiamo.
    La minima cosa contiene un punto d’ignoto."
                                                     - Gustave Flaubert

 

E poi proprio quanto speriamo di vedere una risoluzione per Andrea, ecco che l'autore ce lo colloca in un'ospedale psichiatrico, dove il protagonista crolla e declina in una spirale drammatica di autodistruzione che inizia e finisce nell'odio (che poi da il nome al romanzo). Ci sono rimansta un po' male, non mi vergogno a dirlo, ma la storia è, fondamentalmente, una storia di declino, di deriva di se stessi, delle proprie capacità, del proprio essere e di incapacità di affrontare il proprio passato. Non doveva stupirmi così tanto, in fondo, però il disastro è così grande e così profondo che non è possibile rimanere del tutto indifferenti ...

 

Quello che rimane, al fondo di questo libro, il sentimento che si raschia dalla prima all'ultima pagina è proprio l'odio, il vero ed assoluto protagonista di questa storia, che brucia tutto, senza lasciare superstiti ...

 

Complessivamente ho odiato e apprezzato quanto l'autore ha voluto comunicare con questa storia. Da un lato ho odiato questo romanzo perchè non ce la facevo più a reggere tutto quel sesso, questa ossessione che si sfoga quotidianamente e meccanicamente, rendendo il protagonista più un malato compulsivo che un vero e proprio individuo e rendendo vano e vuoto ogni riferimento a Bukowski e Welsh o Miller; ho invece apprezzato la scrittura di Ferrari, il messaggio del romanzo, non tanto per la storia, che non mi ha toccato più di tanto, nè ha lasciato qualcosa in particolare da ricordare, quanto per il sentimento di vuoto, di rabbia oscura e buia, di cieca ossessione che satura tutto il romanzo riempiendo ogni singolo millimetro.

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